Ceramica, allarme da Bruxelles: il sistema ETS mette a rischio il settore europeo
BRUXELLES – Il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), nato per incentivare la riduzione della CO2, è oggi sotto accusa da parte dell’industria ceramica italiana e spagnola, che ne denuncia gli effetti negativi sulla competitività e sulla tenuta produttiva del comparto.
A sollevare il tema è stato Graziano Verdi, vicepresidente di Confindustria Ceramica, intervenuto a Bruxelles durante l’incontro “Fermare l’ETS per salvare l’industria”, promosso dall’eurodeputato Stefano Cavedagna. Secondo Verdi, il meccanismo si è progressivamente trasformato da strumento ambientale a fattore di pressione economica: «Non è più un incentivo alla riduzione delle emissioni, ma un prelievo che penalizza la competitività delle imprese».
Il distretto ceramico emiliano, con epicentro a Sassuolo, rappresenta un pilastro dell’economia regionale e nazionale. In Emilia-Romagna il settore contribuisce per circa il 5% al valore aggiunto e all’export, mentre nelle province di Modena e Reggio Emilia coinvolge una quota significativa dell’occupazione manifatturiera. A livello europeo, insieme alla Comunità Valenciana, copre circa l’80% della produzione, con decine di migliaia di occupati diretti e un indotto rilevante.
Nonostante il settore incida per meno dell’1% sulle emissioni regolamentate, è classificato tra quelli “hard to abate”, ossia privi di tecnologie mature per una significativa ulteriore riduzione della CO2. In questo contesto, l’aumento del costo delle quote ETS e l’elevato prezzo dell’energia stanno comprimendo margini e capacità di investimento. Negli ultimi dieci anni le imprese hanno investito oltre 4 miliardi di euro in innovazione e sostenibilità, ma recentemente si registra una contrazione degli investimenti, stimata intorno al 20%.
Le associazioni industriali e le istituzioni regionali temono che questa dinamica possa sfociare in una progressiva deindustrializzazione, con il rischio di delocalizzazioni verso Paesi con standard ambientali meno stringenti. Un fenomeno che, sottolineano gli operatori, comporterebbe non solo la perdita di occupazione qualificata in Europa, ma anche un aumento globale delle emissioni legato all’importazione di prodotti realizzati con tecnologie più inquinanti.
Per questo, le richieste rivolte alle istituzioni europee includono misure urgenti: una sospensione temporanea dell’ETS per il comparto ceramico, la revisione dei criteri di assegnazione delle quote gratuite, l’adeguamento dei benchmark alle reali possibilità tecnologiche e il rafforzamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), esteso anche alle esportazioni.
Accanto agli interventi immediati, il settore sollecita un piano europeo di ricerca e sviluppo mirato alla decarbonizzazione della ceramica, con l’obiettivo di individuare soluzioni tecnologiche sostenibili e compatibili con i tempi industriali.
Secondo Verdi, senza un adeguamento delle politiche europee, il rischio è che l’ETS continui a sottrarre risorse agli investimenti strategici, compromettendo la competitività di un settore chiave per l’economia europea.
Fonte: Gazzetta di Modena