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“Imprese in calo a Modena nel 2026, ma i servizi resistono: i dati del primo trimestre”


L’andamento dell’economia modenese nei primi mesi del 2026 evidenzia una dinamica a due velocità. Da un lato si registra una contrazione del numero complessivo di imprese, dall’altro emergono segnali di tenuta – e in alcuni casi di crescita – soprattutto nel settore dei servizi.

Secondo l’analisi del Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena, basata sui dati Infocamere, il totale delle imprese registrate è sceso da 69.411 a fine 2025 a 68.745 a marzo 2026. Un calo che, tuttavia, non rappresenta esclusivamente un indicatore negativo: la diminuzione è infatti legata in larga parte alla cancellazione d’ufficio di aziende non più operative da tempo.

Se si osserva il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni “reali” (cioè non amministrative), il quadro appare più positivo. Il primo trimestre chiude infatti con un tasso di sviluppo pari a +0,07%, superiore sia alla media regionale (-0,11%) sia a quella nazionale (+0,01%). Le nuove iscrizioni sono state 1.509, in crescita del 2,3% su base annua, mentre le cessazioni non d’ufficio sono aumentate in misura più contenuta (+0,9%).

Il confronto su base annua resta comunque negativo: il numero complessivo delle imprese diminuisce dell’1,5%, un dato leggermente peggiore rispetto a quello regionale e nazionale. Più contenuta la flessione delle imprese effettivamente attive (-1,3%).

Dal punto di vista delle forme giuridiche, si distingue la crescita delle società di capitali (+2,9%), mentre calano le imprese individuali (-3,4%), le società di persone (-3,0%) e le altre forme (-5,5%). Un segnale che conferma un progressivo consolidamento del tessuto imprenditoriale verso strutture più organizzate.

A livello settoriale emergono differenze marcate. L’industria manifatturiera registra il calo più significativo (-3,3%), seguita dalle costruzioni (-2,8%) e dall’agricoltura (-2,5%). Più stabile invece il comparto dei servizi (-0,5%), che si conferma come l’area più resiliente del sistema economico locale.

All’interno del manifatturiero si osservano tuttavia alcune eccezioni positive: crescono le attività di manutenzione e riparazione (+2,0%), la stampa (+1,5%) e la produzione di carta (+1,4%). In difficoltà, invece, alcuni settori storici del territorio come il tessile-abbigliamento (-6,9%), la ceramica (-4,9%) e la metalmeccanica (-4,0%).

Nel terziario si registrano dinamiche più vivaci, con incrementi significativi nell’istruzione (+8,8%), nelle attività finanziarie e assicurative (+7,1%) e nei servizi di supporto alle imprese (+6,1%). In calo, al contrario, logistica e trasporti (-4,3%), commercio (-3,5%) e attività professionali (-2,3%).

Nel complesso, i dati restituiscono un’economia in trasformazione: meno imprese tradizionali, ma segnali di adattamento e sviluppo nei settori più orientati ai servizi e all’innovazione.


Fonte: Camera di Commercio Modena

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Piovan accelera nel food processing: nuovo stabilimento in Emilia-Romagna e piano da 100 assunzioni

La divisione Food & Powders del gruppo Piovan si prepara a un’importante fase di espansione con l’apertura, prevista per l’autunno 2026, di una nuova sede produttiva a San Felice, in Emilia-Romagna. L’intervento si inserisce in un percorso di crescita che ha visto il business passare, in circa un decennio, da 2 a circa 60 milioni di euro di fatturato.

Il nuovo stabilimento rappresenta un passo strategico per il gruppo, con l’obiettivo di sostenere l’aumento dei volumi e rafforzare la presenza nel settore dell’automazione per il food processing. La divisione è specializzata nella progettazione di sistemi per la gestione e il trattamento di ingredienti alimentari e polveri industriali, destinati a grandi produttori internazionali di cioccolato, creme spalmabili e prodotti dolciari.

La crescita è stata costruita anche attraverso un percorso di acquisizioni e integrazioni industriali, avviato nel 2015 con l’ingresso nel settore food tramite l’acquisizione di Penta, proseguito con Fea Process & Technological Plants nel 2019 e culminato nella strutturazione della divisione Food & Powders nel 2025, fino all’integrazione della modenese BHT.

Il nuovo sito produttivo consentirà di triplicare gli spazi, passando da 5.000 a 14.000 metri quadrati, con possibilità di ulteriori ampliamenti futuri. Lo stabilimento ospiterà circa 100 addetti fin dall’avvio, con prospettive di ulteriore crescita occupazionale.

Sul fronte delle risorse umane, l’azienda ha già avviato le selezioni per circa cento nuove assunzioni, rivolte a diverse figure tecniche e ingegneristiche, tra cui project manager, site manager, sales engineer, progettisti meccanici ed elettronici e software developer. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le competenze interne e attrarre profili qualificati anche in ottica internazionale.

Particolare attenzione sarà dedicata a ricerca e sviluppo, con la realizzazione di una testing room dedicata sia alla sperimentazione con i clienti sia allo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche. Un investimento che conferma la volontà del gruppo di consolidare il proprio ruolo nel settore dell’automazione applicata all’industria alimentare.


Fonte: Gazzetta di Modena

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Panini guarda al futuro: niente cessione, ma apertura a un partner strategico


Panini S.p.A. torna a fare chiarezza sul proprio futuro, escludendo in modo netto l’ipotesi di una vendita e confermando invece l’avvio di una riflessione strategica orientata alla crescita. L’azienda modenese, guidata dall’amministratore delegato Ivam Ataide Faria, ha infatti ribadito di essere alla ricerca di un alleato industriale o finanziario capace di rafforzarne lo sviluppo, senza mettere in discussione la sua identità.



Un percorso di valutazione in corso

La presa di posizione arriva dopo indiscrezioni diffuse da Reuters, secondo cui diversi investitori avrebbero manifestato interesse per il gruppo, con una possibile decisione attesa entro fine anno. Le valutazioni circolate indicavano una cifra intorno ai 5 miliardi di euro.

Panini ha però precisato che non esiste alcun processo di vendita in atto. Piuttosto, gli azionisti hanno affidato a Citigroup il compito di analizzare le opzioni strategiche disponibili, in un percorso che richiederà ancora diversi mesi.



Le opzioni sul tavolo

Tra gli scenari considerati figurano:



  • il mantenimento dell’attuale assetto proprietario
  • una possibile quotazione in Borsa
  • l’ingresso di un partner strategico

Quest’ultima ipotesi appare centrale: l’obiettivo è individuare un soggetto in grado di offrire non solo capitali, ma anche relazioni e competenze utili a sostenere l’espansione internazionale del gruppo.

Resta invece esclusa qualsiasi operazione con concorrenti diretti, una scelta coerente con la volontà di rafforzare – e non snaturare – il posizionamento dell’azienda.



Un tema ricorrente

Non è la prima volta che il mercato ipotizza un cambio di controllo per Panini. Negli anni, l’azienda è stata più volte al centro di indiscrezioni, con l’interesse di fondi e investitori internazionali, tra cui Silver Lake. Già nel 2013 si parlava di una possibile cessione assistita da Nomura, mentre nel 2019 e nel 2021 erano emerse valutazioni crescenti, senza però concretizzarsi in operazioni.



Uno sguardo al medio termine

Il gruppo modenese sembra dunque orientato a un’evoluzione graduale, mantenendo il controllo sulle proprie scelte strategiche. La finestra temporale indicata – fine anno – lascia intendere che il percorso sarà condotto con cautela, in un contesto in cui l’interesse degli investitori resta elevato.

Più che una svolta imminente, si profila quindi una fase di consolidamento e pianificazione, con l’obiettivo di accompagnare Panini in una nuova fase di crescita senza comprometterne l’indipendenza.


Fonte: Gazzetta di modena

Immagini: Corriere della Sera

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Goldoni Keestrack all’asta: l’offerta turca divide e preoccupa i lavoratori


La crisi della Goldoni Keestrack entra in una nuova fase: l’azienda di Migliarina, alle porte del centenario nel 2026, viene ora sottoposta a una procedura competitiva per sondare eventuali offerte alternative all’unica proposta finora sul tavolo, quella del gruppo turco Asko Holding.

L’iniziativa è stata avviata dall’esperto nominato nell’ambito della composizione negoziata della crisi, con scadenza fissata al 23 aprile per la presentazione di manifestazioni di interesse. L’obiettivo è verificare se esistano soluzioni migliorative rispetto all’offerta già formulata.

Asko ha messo sul piatto 8 milioni di euro per l’acquisizione dell’intero complesso aziendale, ma il piano industriale presentato prevede una drastica riduzione dell’organico: solo 41 dipendenti su 97 verrebbero confermati. Un ridimensionamento superiore al 50% che ha immediatamente incontrato la netta opposizione delle organizzazioni sindacali.

La situazione si inserisce in un quadro già fortemente compromesso. L’azienda, storica produttrice di trattori specializzati per vigneti e frutteti, vive da anni una crisi strutturale, aggravata dalla contrazione del mercato delle macchine agricole e da difficoltà finanziarie dichiarate dalla controllante Keestrack, che nel 2021 aveva rilevato lo stabilimento.

Attualmente i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore, con trattamenti erogati dall’INPS e ritardi nei pagamenti. Le retribuzioni si attestano poco sopra i mille euro mensili, alimentando ulteriormente il clima di incertezza.

Il possibile passaggio ad Asko rappresenta dunque un bivio: da un lato la prospettiva di continuità produttiva, dall’altro un forte ridimensionamento occupazionale. I sindacati chiedono una revisione del piano, ritenuto insufficiente sia sul fronte industriale sia su quello sociale.

Resta ora da capire se entro la scadenza fissata emergeranno nuovi soggetti interessati a rilevare un marchio che, a un secolo dalla fondazione, continua a rappresentare un simbolo dell’industria locale ma il cui futuro appare ancora fortemente incerto.


Fonte: Gazzetta di Modena

Immagini: Goldoni Keestrack / Keestrack press

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Ceramica, allarme da Bruxelles: il sistema ETS mette a rischio il settore europeo

BRUXELLES – Il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), nato per incentivare la riduzione della CO2, è oggi sotto accusa da parte dell’industria ceramica italiana e spagnola, che ne denuncia gli effetti negativi sulla competitività e sulla tenuta produttiva del comparto.

A sollevare il tema è stato Graziano Verdi, vicepresidente di Confindustria Ceramica, intervenuto a Bruxelles durante l’incontro “Fermare l’ETS per salvare l’industria”, promosso dall’eurodeputato Stefano Cavedagna. Secondo Verdi, il meccanismo si è progressivamente trasformato da strumento ambientale a fattore di pressione economica: «Non è più un incentivo alla riduzione delle emissioni, ma un prelievo che penalizza la competitività delle imprese».

Il distretto ceramico emiliano, con epicentro a Sassuolo, rappresenta un pilastro dell’economia regionale e nazionale. In Emilia-Romagna il settore contribuisce per circa il 5% al valore aggiunto e all’export, mentre nelle province di Modena e Reggio Emilia coinvolge una quota significativa dell’occupazione manifatturiera. A livello europeo, insieme alla Comunità Valenciana, copre circa l’80% della produzione, con decine di migliaia di occupati diretti e un indotto rilevante.

Nonostante il settore incida per meno dell’1% sulle emissioni regolamentate, è classificato tra quelli “hard to abate”, ossia privi di tecnologie mature per una significativa ulteriore riduzione della CO2. In questo contesto, l’aumento del costo delle quote ETS e l’elevato prezzo dell’energia stanno comprimendo margini e capacità di investimento. Negli ultimi dieci anni le imprese hanno investito oltre 4 miliardi di euro in innovazione e sostenibilità, ma recentemente si registra una contrazione degli investimenti, stimata intorno al 20%.

Le associazioni industriali e le istituzioni regionali temono che questa dinamica possa sfociare in una progressiva deindustrializzazione, con il rischio di delocalizzazioni verso Paesi con standard ambientali meno stringenti. Un fenomeno che, sottolineano gli operatori, comporterebbe non solo la perdita di occupazione qualificata in Europa, ma anche un aumento globale delle emissioni legato all’importazione di prodotti realizzati con tecnologie più inquinanti.

Per questo, le richieste rivolte alle istituzioni europee includono misure urgenti: una sospensione temporanea dell’ETS per il comparto ceramico, la revisione dei criteri di assegnazione delle quote gratuite, l’adeguamento dei benchmark alle reali possibilità tecnologiche e il rafforzamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), esteso anche alle esportazioni.

Accanto agli interventi immediati, il settore sollecita un piano europeo di ricerca e sviluppo mirato alla decarbonizzazione della ceramica, con l’obiettivo di individuare soluzioni tecnologiche sostenibili e compatibili con i tempi industriali.

Secondo Verdi, senza un adeguamento delle politiche europee, il rischio è che l’ETS continui a sottrarre risorse agli investimenti strategici, compromettendo la competitività di un settore chiave per l’economia europea.


Fonte: Gazzetta di Modena

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Risultati record per Lamborghini: fatturato oltre i 3,2 miliardi e domanda globale solida

Automobili Lamborghini archivia il 2025 con i migliori risultati della sua storia, confermando un percorso di crescita costante nonostante uno scenario macroeconomico complesso. Il fatturato ha raggiunto i 3,20 miliardi di euro, in aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente, superando per il secondo anno consecutivo la soglia dei 3 miliardi. Il risultato operativo si attesta a 768 milioni, con una redditività del 24%, in lieve calo ma comunque tra le più elevate nel segmento del lusso.

Le consegne globali hanno toccato quota 10.747 vetture, segnando il terzo anno consecutivo sopra le 10.000 unità e confermando una domanda solida e diffusa nei principali mercati internazionali. A sostenere i risultati ha contribuito in modo significativo il mix prodotto, con una maggiore incidenza dei modelli di nuova generazione e un ruolo sempre più centrale dei programmi di personalizzazione. In particolare, il programma Ad Personam ha coinvolto il 94% delle vetture consegnate, rappresentando una leva strategica sia in termini di marginalità sia di rafforzamento dell’identità del brand.

L’esercizio è stato influenzato da fattori esterni, tra cui la volatilità dei tassi di cambio e l’introduzione di dazi negli Stati Uniti. Tuttavia, tali impatti sono stati in gran parte compensati da una gestione efficiente dei costi e da un posizionamento di prodotto orientato al valore. Sul risultato hanno inciso anche componenti straordinarie legate all’evoluzione della strategia industriale, i cui effetti sono stati interamente assorbiti nel corso dell’anno.

Dal punto di vista industriale, il 2025 rappresenta una tappa chiave nel percorso di trasformazione dell’azienda, con una gamma completamente ibridizzata che include modelli come Revuelto, Urus SE e Temerario. Questa transizione, sviluppata senza compromessi sulle prestazioni e sul carattere distintivo del marchio, conferma la capacità di coniugare innovazione tecnologica e tradizione ingegneristica.

Guardando al 2026, Lamborghini prosegue lungo la traiettoria di evoluzione della propria offerta, con nuovi sviluppi di prodotto e una presenza strategica nei principali eventi internazionali di settore. L’obiettivo resta quello di consolidare il posizionamento nel mercato globale del lusso, mantenendo al contempo elevati livelli di redditività e una crescita sostenibile nel lungo periodo.


Fonte: Confindustria Emilia

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Acetaia Giusti, risultati record nel 2025 grazie ai mercati esteri

L’azienda modenese Acetaia Giusti chiude il 2025 con risultati economici particolarmente positivi, raggiungendo un fatturato record di 21,5 milioni di euro e confermando un percorso di crescita costante negli ultimi anni.



Crescita e mercati internazionali

Negli ultimi cinque anni l’impresa ha registrato un tasso annuo di crescita composto (Cagr) del 20%, trainato soprattutto dall’espansione sui mercati esteri e dal rafforzamento della presenza commerciale in Italia. Oggi circa il 60% del fatturato deriva dall’export, con GermaniaStati Uniti e Corea del Sud tra i principali mercati di riferimento. Negli ultimi mesi si è inoltre registrato l’ingresso in nuovi Paesi, tra cui la Cina, dove la domanda ha mostrato una crescita significativa.

Il mercato statunitense continua a rappresentare una piazza importante nonostante un contesto economico complesso, mentre in Corea del Sud l’apertura della prima boutique monomarca fuori dall’Italia ha contribuito a rafforzare la presenza del brand.



Retail, e-commerce e turismo esperienziale

Parallelamente allo sviluppo internazionale, l’azienda ha consolidato il canale retail diretto. Le boutique presenti in Italia hanno registrato una crescita media del fatturato del 16%, mentre prosegue la realizzazione di spazi esperienziali e corner dedicati anche all’estero.

In forte espansione anche il commercio digitale: le vendite online sono aumentate del 45% rispetto all’anno precedente, diventando uno dei principali strumenti di diffusione del balsamico dell’azienda sui mercati globali.

Un ruolo sempre più rilevante è svolto da Casa Giusti, il centro esperienziale situato alle porte di Modena, che nel 2025 ha accolto oltre 45.000 visitatori provenienti da più di 90 Paesi, rafforzando il legame tra prodotto, territorio e cultura gastronomica.



Sostenibilità e organizzazione aziendale

Il 2025 ha segnato anche importanti sviluppi sul fronte della sostenibilità. L’azienda ha presentato il primo Bilancio di sostenibilità e ha adottato lo status di Società Benefit, con l’obiettivo di integrare crescita economica e responsabilità sociale e ambientale. Tra i prossimi obiettivi figura l’ottenimento della certificazione B Corp.

Per il terzo anno consecutivo l’azienda ha inoltre ottenuto il riconoscimento Great Place to Work, a conferma dell’attenzione rivolta al benessere dei dipendenti, alla formazione e allo sviluppo del capitale umano.



Una storia che parte dal Seicento

Fondata nel 1605, Acetaia Giusti è considerata la più antica acetaia di balsamico di Modena ancora attiva. In oltre quattro secoli di attività, 17 generazioni della famiglia Giusti hanno tramandato tradizioni e tecniche produttive che hanno contribuito a consolidare la reputazione internazionale del balsamico modenese. Tra i prodotti simbolo dell’azienda figurano i cinque Balsamici di Modena IGP della collezione storica, caratterizzati da differenti ricette e tempi di invecchiamento e identificati dal numero di medaglie ottenute alle esposizioni universali di fine Ottocento.


Fonte : Gazzetta di Modena

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Goldoni di Carpi, scontro sugli esuberi: i sindacati contestano il piano dei nuovi acquirenti


CARPI – Forte preoccupazione tra lavoratori e sindacati per il futuro dello stabilimento Goldoni di Migliarina. Durante un incontro in videoconferenza con i rappresentanti del gruppo turco Asko, interessato ad acquisire l’azienda da Goldoni Keestrack, è emersa l’ipotesi di una drastica riduzione dell’organico.

Secondo quanto illustrato dal potenziale acquirente, i dipendenti passerebbero dagli attuali 97 a 41 unità, con un taglio superiore al 50% e l’introduzione di incentivi all’esodo. Una proposta che Fiom Cgil, Rsu e lavoratori giudicano inaccettabile, ritenendo che una riduzione di questa portata possa compromettere la continuità produttiva dello stabilimento.

Nel corso della call, i rappresentanti di Asko hanno presentato le attività del gruppo, multinazionale attiva soprattutto nel settore delle macchine movimento terra, e hanno delineato le linee generali del progetto per Goldoni. Tuttavia, secondo il sindacato, il piano industriale illustrato non fornirebbe garanzie sufficienti sul rilancio del marchio e sulla salvaguardia dell’occupazione, impegni che erano stati indicati lo scorso anno in vista della possibile cessione dell’azienda.

Al termine dell’incontro si è svolta un’assemblea tra sindacati e lavoratori. La Fiom Cgil ha chiesto di riaprire il confronto per ridiscutere sia il numero degli esuberi sia il piano industriale.

«Ridurre l’organico di oltre la metà – spiega Manuele Pelatti della Fiom Cgil di Modena – mette in dubbio la reale tenuta occupazionale dello stabilimento. Con un organico così ridotto è difficile immaginare un progetto di rilancio credibile».

Il gruppo turco prevede una fase di circa due anni per riorganizzare l’azienda e migliorarne l’efficienza, con l’obiettivo di eliminare le perdite. Ma, secondo il sindacato, nel confronto si sarebbe parlato soprattutto di riduzione dei costi.

Le parti torneranno a incontrarsi la prossima settimana. Tra le richieste della Fiom ci sono la riduzione degli esuberi e un piano industriale più dettagliato sul futuro produttivo della storica azienda di macchine agricole di Carpi.


Fonte: Gazzetta di Modena

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Wienerberger entra in Italcer: il colosso di Vienna ottiene la maggioranza del gruppo italiano

Il gruppo austriaco Wienerberger, tra i principali player mondiali nei materiali per l’edilizia, ha siglato un accordo per acquisire il 50% più un’azione di Italcer, realtà italiana di riferimento nel settore della ceramica di alta gamma. L’operazione prevede inoltre un’opzione per il controllo totalitario esercitabile entro il 2027 e sarà finalizzata nel secondo trimestre del 2026.

Italcer, fondata nel 2017 e guidata dall’amministratore delegato Graziano Verdi, rappresenta uno dei principali gruppi italiani del comparto ceramico, con un fatturato 2025 pari a circa 350 milioni di euro e un Ebitda di 75 milioni. L’azienda conta circa 1.200 dipendenti e dispone di dodici stabilimenti produttivi tra Italia e Spagna, con un posizionamento orientato al design e ai mercati internazionali.

L’ingresso di Wienerberger si inserisce nella strategia di espansione del gruppo austriaco, sostenuta da una solida struttura finanziaria. Nel 2025 il colosso di Vienna ha registrato ricavi per 4,6 miliardi di euro, un Ebitda di 754 milioni e un utile netto in forte crescita, accompagnato da un miglioramento della leva finanziaria. La solidità patrimoniale e la generazione di cassa hanno infatti aperto la strada a nuove operazioni di crescita esterna.

Secondo quanto comunicato dalle parti, l’integrazione consentirà a Italcer di accelerare lo sviluppo sui mercati chiave, in particolare in Nord America, rafforzando al contempo la propria capacità industriale e commerciale all’interno di un gruppo leader globale nel settore delle soluzioni per l’edilizia sostenibile.

L’operazione rappresenta un ulteriore passaggio nel processo di consolidamento del comparto ceramico europeo, caratterizzato negli ultimi anni da fusioni e acquisizioni finalizzate a rafforzare competitività, innovazione tecnologica ed efficienza produttiva in un contesto di mercato sempre più internazionale.


Fonte: Sole 24 Ore